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lunedì 25 ottobre 2010

Ridotto a mito

Al Sinodo si è definito Israele trapianto non assimilabile in Medio Oriente e corpo estraneo che corrode. Fino a giungere a mettere in questione il concetto di «terra promessa», spostando ormai i termini sul piano non più politico ma addirittura teologico. E se, malgrado tutto, il popolo ebraico è lì, vitale più che mai, qualcosa non torna. Perchè e da chi si sia concesso agli ebrei il diritto al ritorno su quella terra, alla «terra promessa»? E questa cosa che in tanti tra i cristiani (in specie tra i più "dotti") non possono ammettere. Passata l'emozione della Shoah, ora basta. Per gli ebrei, o assimilazione o isolamento e condanna.
Questa è la pietra d'inciampo, alla fine di tutto, anche della storia contraddittoria del tanto sbandierato dialogo ebraico-cristiano.
Ecco allora il passaggio chiave che si utilizza per la delegittimazione d'Israele. La Terra Promessa è stata abolita dalla presenza di Cristo che ha stabilito il regno di Dio. Noi cristiani non possiamo più parlare di Terra Promessa al popolo ebraico (...) Si sono portati 4-5 milioni di ebrei e si sono cacciati 3-4 milioni di palestinesi dalle loro terre in cui avevano vissuto per 1400-1600 anni.
In prospettiva cristiana la questione non è da poco. In quanto fondata su coordinate storiche e geografiche ben precise, la fede cristiana trova nella sua radice principale, quella ebraica, testimonianza e ragione irrinunciabili.
Altrimenti il rischio non è la scomparsa dei cristiani dal MO, ma la riduzione del cristianesimo a mito.

sabato 23 ottobre 2010

Politicamente (e non solo) scorretto

Il re è nudo, potrei dire anche. Perchè in fin dei conti quello che sostiene il vescovo di Antiochia del Libano lo pensano in tanti. E non solo tra gli sprovveduti, evidentemente. Chiederei anche su questo un giudizio ai vescovi riuniti al Sinodo.

lunedì 18 ottobre 2010

Qualche domanda da porre

Ai vescovi riuniti per il Sinodo sul Medio Oriente a Roma il nunzio in Libano, monsignor Edmond Farhat, ha comunicato che Israele è la causa di ogni male in MO ed è il motivo - alla fine di tutto - per cui ...dall'Iraq alla Turchia, al Pakistan fino all'India, le vittime si sono moltiplicate. Si tratta sempre di innocenti e di servitori volontari: monsignor Luigi Padovese e don Andrea Santoro in Turchia, l'avvocato assassinato con la sua famiglia in Pakistan, monsignor Claverie e i religiosi e le religiose in Algeria, i sacerdoti, i religiosi e i fedeli innocenti, assassinati durante la guerra del Libano...

Ma non è l'unico, il prelato libanese, a pensarla così. La posizione della Chiesa di Roma sulla questione del MO è ben nota. E in occasione del sinodo si segnalano diverse iniziative in questo senso.

A me rimane qualche domanda, che porrei volentieri ai Signori Vescovi riuniti a Roma.

In considerazione del ribadito desiderio e dei continui sforzi del Vaticano (e della Chiesa, delle Chiese cristiane tutte, direi) di agire per tutelare anzitutto le minoranze cristiane che sopravvivono difficoltosamente in quei Paesi, come essi si pongono di fronte agli appelli coraggiosi (e sopra le parti, questi si) che giungono dai cristiani nei Paesi islamici?

Ancora, come si pongono di fronte agli incontrovertibili dati che documentano un sostanziale aumento della popolazione di fede cristiana solo in Israele?

O la posizione della Chiesa sul conflitto dipende da altro?

giovedì 29 luglio 2010

Cose mai viste

Pensavamo di averle viste tutte. Ma oggi ce n'è una nuova.


Ah, mentre scrivo sento in tv che i brasiliani dicono su qualche giornale che Maradona andrebbe ad allenare la loro nazionale. Questa no, questa credo sia impossibile.